Le Dolomiti
Un fondale marino di duecentocinquanta milioni di anni fa, tirato su e scavato.
Le Dolomiti non sono montagne come le altre perché non sono fatte come le altre. La roccia è dolomia, un carbonato che si è formato sul fondo di un mare tropicale poco profondo; il sollevamento alpino l'ha portata in quota e l'erosione, che sulla dolomia agisce per crolli verticali invece che per smussature, le ha dato la forma a torri, guglie e pareti lisce che si vede oggi.
Dal 2009 sono patrimonio Unesco, in nove sistemi distinti su cinque province, e la motivazione parla esplicitamente della bellezza del paesaggio, cosa rara in una lista che di solito premia altro. In regione ci sono il Catinaccio, il Latemar, il Sassolungo, il gruppo del Sella, le Pale di San Martino e le Dolomiti di Brenta.
Come si vedono
Non serve scalare niente. Le funivie della Val Gardena, della Val di Fassa e di San Martino portano fra i duemila e i tremila metri in pochi minuti, e da lì partono sentieri in quota che si percorrono in scarpe da ginnastica. I passi si raggiungono in auto: Sella, Gardena, Pordoi, Costalunga, Fedaia. Dal Pordoi una funivia sale a 2.950 metri sul Sass Pordoi, e il panorama è quello che tutti fotografano.
Le vie ferrate e i rifugi
Qui sono nate le vie ferrate, molte delle quali ricalcano i camminamenti della guerra del 1915: si percorrono con imbragatura e casco, e non sono per chiunque. I rifugi sono tanti e ben tenuti, e in agosto vanno prenotati. L'alta via numero uno, da Braies a Belluno, è il trekking classico: sei o sette giorni, tutti in rifugio.
Chi campeggia in Val di Fassa, in Val di Fiemme o in Pusteria ha le Dolomiti dalla porta del campeggio. Chi sta sul Garda o in Venosta deve mettere in conto due ore di strada, e conviene farne una giornata sola invece che due mezze.